Consultori di ispirazione cristiana, casa di speranza

di Mario Vinciguerra – tratto da Pagine Diocesane dell’Inserto settimanale di Avvenire, Lazio7 del 23/11/25

“I Consultori di ispirazione cristiana: costruire speranza, essere forza riparatrice nelle situazioni di criticità”, è stato il tema dell’incontro giubilare svoltosi sabato 15 novembre nei locali dell’ex Seminario Minore di Anagni. Al convegno, organizzato dalla Federazione regionale del Lazio dei Consultori Diocesani, ha partecipato la presidente nazionale della Federazione, Livia Cadei, ordinaria di Pedagogia Generale e Sociale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Brescia.

«L’assise – ha detto dal canto suo Ida Nestola, presidente regionale – ha inteso riflettere sull’esperienza maturata in cinquanta anni dai consultori familiari di ispirazione cristiana e di trarre da quell’esperienza nuovo slancio per dare risposte concrete alle necessità esistenziali manifestate dalle persone fragili».

I lavori sono stati introdotti da don Marcello Coretti, parroco della Cattedrale Santa Maria Annunziata di Anagni, che ha esposto il tema dell’incontro illustrandolo con i dipinti della Cripta «quasi una Cappella Sistina del Medioevo”, ha ricordato, rievocando la nota definizione del Cardinale Gianfranco Ravasi.  La lectio del convegno è stata tenuta da Livia Cadei. La presidente nazionale della CFC ha messo a fuoco il contesto – caratterizzato dal rischio «dell’atrofizzazione della speranza» – in cui operano i consultori. Il fatto è che i consultori organizzati dal laica-to cattolico operano sul terreno, infido e scivoloso, della disperante «modernità liquida»: essi sono «luoghi controcorrente», dove si coltiva la speranza come energia etica e spirituale; sedi in cui si pratica la speranza come educazione alla responsabilità, alla fiducia ed alla reciprocità. Nel corso di mezzo secolo, i consultori di ispirazione cristiana sono divenuti luogo di accoglienza, dove è possibile creare le condizioni per “una seconda nascita”, dopo le ferite e le distruzioni inferte dalla vita alle persone fragili. In questo senso – ha detto Cadei – «la speranza è una disposizione dell’animo radicalmente diversa dall’ottimismo, perché “la virtù teologale minore” non nasconde le difficoltà psicologiche e relazionali delle persone fragili; ma, partendo da quelle vulnerabilità, cerca di superarle elaborandole con l’obiettivo di dare la forza per riprendere con fiducia il cammino dell’esistenza a soggetti indeboliti dalla durezza della vita».

I consultori costituiscono una famiglia professionale «che cura anche chi cura»: gli operatori del consultorio, infatti, costituiscono un’equipe che diventa laboratorio di corresponsabilità e di fraternità; un gruppo che consente al consultorio di trasformare il territorio in luogo di prossimità, di generare rete, di promuovere la cultura della vita; ambiente dove la speranza si fa lievito socia-le che tiene insieme spiritualità e cittadinanza.

«I consultori familiari di ispirazione cristiana – ha affermato altresì la presidente nazionale -sono laboratori di speranza sia per le persone, che accolgono ed accompagnano nella fragilità; sia per gli operatori, che in essi rigenerano senso, appartenenza e fiducia; sia, infine, per il territorio, perché costituiscono comunità e promuovono, nella carità e nella fede, la cultura della cura, in quanto la speranza cristiana illumina ogni percorso umano e relazionale». 

La celebrazione della Messa e la visita alla magnifica Cripta della Cattedrale di Anagni hanno degnamente coronato l’incontro.